
Il rifugio del castello è solo uno delle decine di rifugi (si parla di un centinaio) sparsi in città, ed uno dei più sicuri, perché costruiti o per meglio dire scavati al di sotto delle mura medievali, con lo scopo di riparare la cittadinanza dai bombardamenti alleati.
E quella del 12 maggio fu una delle serate più sanguinose, quando, sembra per un errore, uno dei cacciabombardieri inglesi sganciò un ordigno non su di un punto strategico ma, purtroppo, proprio sopra l’imbocco del rifugio, causando la morte di 41 persone, tra cui due carabinieri che erano posti a smistamento dei rifugianti. 41 vite spezzate, che si sommano alle altre centinaia che Piombino ha pagato come tributo di sangue alla guerra.
E quando chiedono come era, se era bello, è complicato rispondere. È un esperienza difficile da descrivere, ripercorrere quei momenti, quei luoghi, notare i piccoli reperti arrivati ai nostri giorni, una suola di una scarpina di bimbo, le scritte sui muri, e il suono della sirena dell’allarme antiaereo, che fanno risuonare durante la visita. Bello, emozionale, inquietante, triste. Sono diverse le sensazioni che incontri in questa mezz’ora. Complimenti a tutti coloro che si sono impegnati per il recupero delle gallerie, sarebbe un operazione da ripetere anche per le altre.
Foto del rifugio
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