He-Man e i Dominatori dell’Universo è stato una serie di giocattoli di un successo strepitoso negli anni ’80, aiutati nel lancio da una serie animata, ed entrambi sono diventati nel breve tempo un icona e nel lungo periodo un elemento di nostalgia per la generazione come la mia che li ha vissuti in pieno. E per me sono stati i compagni di gioco di anni, non ho idea di quanti ne avevo, ma tanti, tanti. E essendo come ho detto un elemento nostalgico, tornano alla memoria i lunedì pomeriggio pomeriggio con mia nonna a comprarne uno, o i regali inaspettati, trovati a giro per casa, come Webstor, un po’ umanoide un po’ ragno, attaccato con il suo arpione al lampadario di sala/camerina, o comunque almeno un sacchetto di action figure, come vengono chiamati ora, portato ovunque andassi. La trama era ovviamente semplicissima, il classico schieramento bene vs male, incarnati da He-Man e Skeletor, il malvagio stregone che vuole mettere le grinfie, con l’aiuto dei suoi mostruosi sgherri, su Eternia e il suo magico potere, per conquistare l’Universo. Al culmine della notorietà privarono anche un tentativo di live action con un omonimo film con Dolph Ludgren e Frank Langella nei panni dei due personaggi principali, ma si rivelò un flop clamoroso, più per la messa in scena e gli effetti che per la trama. E discreto insuccesso lo han avuto anche il tentativo di rilancio a fine anni ’90 con un brutto restyling dell’estetica. In questl momento di revival del decennio dei paninari, dei chiodi e della musica pop-dance, non potevano che tentare anche questo rilancio, e per lo meno, noi nostalgici possiamo ritenerci soddisfatti. la grafica ricorda molto la versione storica, così come l utilizzo dei personaggi in maniera pressoché totale, ma anche l’escamotage di dedicare a Teela il ruolo principale è particolarmente intelligente, potendo ampliare un po’ la trama sia orizzontale che soprattutto verticale, evitando una monotonia del già visto o dell’eccesso di prevedibilità degli episodi. L’animazione è stata affidata alla Powerhouse, la solita di Castlevania, altra trasposizione dagli anni ’80, in questo caso da un gioco Arcade, mentre la produzione e parte della sceneggiatura è opera di Kevin Smith (quello di Clercks), e la distribuzione è, ca va sans dire, di Netflix, ormai lanciatissima nel recupero di soggetti di quarant’anni fa. Queste prime 5 puntate volano che è un piacere, e soprattutto ti lasciano con un discreto hype per gli sviluppi futuri.
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