
Charlie Kaufman è uno sceneggiatore di gran classe, e ci ha regalato negli anni vere e proprie perle come Essere John Malkovich, Il Ladro di Orchidee, e Eternal Sunshine Of A Spotless Mind (mi rifiuto di chiamarlo con il titolo italiano) tra gli altri, che ha lasciato alla regia di amici fidati come Spike Jonze e Michael Grondy, e in altri casi in cui se ne è occupato lui, come in questo caso. Le sue sceneggiature hanno dei punti in comune, sulla forte verbosità dei dialoghi, che svariano da argomenti alti a più futili, la presenza forte di monologhi interiori, ed un sublime ma crudele gioco a cavallo tra verità e finzione, che siano ricordi, illusioni o creazioni mentali dei protagonisti, che spesso sfociano in metacinema. I suoi non sono sicuramente film facili, da consumo usa e getta, ma sono molto ragionati pur andando a stimolare la corteccia neuronale dedicata alle emozioni. Questo film non è da meno, disseminando indizi e soluzioni su quale sia il vero messaggio del film, o comunque il mezzo attraverso il quale lo veicola, gettando completamente alle ortiche un qualsiasi approccio logico positivista, arrivando al culmine con la mezz’ora finale, dove la parte onirica e surreale prende completamente il sopravvento, e ribalta la prospettiva con cui fino ad allora avevi guardato il film, lasciandoti sia interdetto sia sorpreso per la piega che prende improvvisamente. Sicuramente di aiuto il cast, composto dai due protagonisti principali Jesse Plemons e Jessie Buckley, entrambi bravi nel loro ruolo, coadiuvati dai due genitori, molto macchiettistici (coerente con il film però) Toni Collette e David Thewlis.
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