Si può senza ombra di dubbio definire questa, la prima stagione di True Detective, come LA serie noir/crime perfetta, e non solo per gli innumerevoli premi e riconoscimenti che ha ricevuto. Approfitto del necessario rewatch a distanza di anni dalla prima visione per tornare nelle paludi della Louisiana al fianco dei detective Rusty Cohle e Marty Hart, rispettivamente Matthew McConaughey e Woody Harrelson, che si trovano a indagare, nell’ arco di quasi 20 anni, su misteriosi avvenimenti nei bayou, tra cui sparizioni e in alcuni casi omicidi di donne e bambini. La fama toccata dalla serie avrà raggiunto chiunque, quindi è inutile star lì a menarla dilungandosi troppo, ma la seconda visione ha reso ancora più evidente i grandi pregi a livello di sceneggiatura e scrittura dei personaggi, sfaccettati e tridimensionali, così diversi da arrivare spesso allo scontro ma allo stesso tempo complementari e necessari l’uno per l’altro e questo assieme all’ atmosfera grigia plumbea, sempre soffocante e densa come aria di palude, che ti sembra di sentire l’odore di putrido e di acqua stagnante. Va dato il giusto merito anche ai due attori principali, che sono perfettamente in parte, tanto che risulta difficile scindere l’attore dal personaggio, e riescono ad avere tra di loro un legame alchemico fortissimo, e le due prove attoriali le apprezzi ancora di più nella versione originale. Veramente molto notevole.
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